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Ma là non ce n’era di pronto al suo sguardo; e sapeva dove la fortuna ne nascondieva.

— Venga con me!

Per un viale tortuoso, fra le macchie, si giungeva a un prato estraneo al giardino, in cui alcune donne risciacquavano il bucato in una cisterna. A questa recava l’acqua un piccolo fosso, queto queto, alle sponde del quale cresceva l’erba e abbondava il trifoglio.

Le donne ci osservarono tra le file dei lenzuoli stesi su corde da palo a palo; poscia ripresero il cicaleccio e lo squasso.

— Sarà meglio la cerchi io per te, la fortuna! — dissi io.

— Avanti! a chi la trova!

E andavamo adagio adagio, lungo il piccolo fosso.

— Una sposina per Sivori: bella...., buona....

Quindi passando rapida, come soleva, dal pensiero presente a un pensiero o a un ricordo che apparentemente non aveva con quello uno stretto legame, Ortensia aggiunse:

— Anna.... Ohi io la disprezzo, Anna!

— Adesso....

— No, sempre; anche prima che lei venisse quassù!

— E l’accompagnavi a trovar Roveni?

— Insisteva tanto! Poi, non facevo niente di male, io!

— Ne sono convinto, di te. Ma Anna che faceva?

Mi provai ad attenuare nel tono della domanda, non la curiosità, bensì il timore che m’induceva a interrogarla. Quasi non osavo guardarla in faccia.