Pagina:In faccia al destino Adolfo Albertazzi.djvu/106


— 104 —

— Con suo padre.

Non l’avessi mai detto! La signora gridò:

— Il cavaliere...., mio marito, a Varezze, in mezzo alla società, alle donne? Non tornerebbe più a casa! — E spalancò le braccia come se il cavaliere le fosse fuggito allora di seno. — .... Ah dottore!, i misteri delle famiglie! Mio marito ha colpa di tutto! È lui la pietra dello scandalo! Fulgosi è un uomo.... che non invecchia, un seduttore, un gentleman traviato e che non esiterebbe, se potesse, se io non tenessi sopra tutto al mio decoro...., non esiterebbe a disonorarmi, a tradirmi fin con donne vili! Ma io sono una gentildonna, una De Mol, parente dei De Mol che han la villa a Rivalta! Maria la povera Maria, che morì etica — un angiolo! — era mia seconda cugina....

— L’accompagni lei, Pieruccio....

— Peggio! Lasciarlo a casa con la cameriera, mio marito?... Non mi fido! Capisce?

— Capisco.... — (Il cavaliere cominciava a diventarmi simpatico). — Dunque, lo lasci andar solo, Pieruccio....

— Solo, no. Temo, dottore.... L’avesse visto ierisera! Oggi dorme: gli ho data tanta camomilla! Ma la passione.... Se si getta sotto il treno?

A queste parole la povera donna contrasse, la faccia in modo da far rabbrividire. Se non che io ero sordo e cieco alla pietà, anche perchè avevo compreso ch’essa voleva, l’accompagnassi io, il suo Pieruccio a quel paese.

Spietato a dirittura mormorai: — Se l’accompagnasse la cameriera?

— Oooh! — La signora, non dubitò che io scherzassi, ma si meravigliò non tenessi suo figlio per più che un ragazzo. La passione lo ingigantiva