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Sentiva che sarebbe stato capace di renderlo.

Ah! la colorazione di quella donna, livida per i lampi, macerata dall’acqua che crosciava diluviando, stordita dal tuono! E il vulcano sotto, e i lampi sopra!...

Ma sul viso mancava quella smorfia di disperazione che avrebbe voluta.

“Dispèrati!...” le gridò angosciosamente in una pausa, fra tuono e tuono, superando appena il fragore dell’acqua: “Dispèrati!..”.

E stette a vedere come si disperasse, avendo, lui, nel moto spasmodico del viso, delle mani, di tutta la persona una disperazione così...

La folgore scoppiò con rombo precipite, altissimo, balenando fasci di luce dovunque.

E la modella sorse, avvampata: aveva le braccia contratte, la bocca aperta ad un urlo che non fu inteso: e sulla faccia, negli occhi, in tutti i muscoli percettibili del corpo.il brivido col subito irrigidirsi di una disperazione che non si può immaginare... tutta la disperazione.

“Così, sì!... bella, vera!...”

Il pittore, frenetico, cercò di fermare sulla tela lo schizzo e non s’accorse, prima ancora che tutto tornasse nel buio tumultuoso, non vide un’ombra balzar contro Marianna e precipitar giù con lei nell’abisso.


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