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Pagina:In Valmalenco - Noli Giuseppe, 1907.djvu/37


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bianco terroso, il quale rotola giù, aumentando sempre di velocità, con uno scroscio continuato, che riempie di sè tutto il silenzio della valle e fa tremare l’anima di chi guarda.

Fenomeno inverso alla vita umana, come diceva più su; perchè, mentre la valanga precipita cinta di fumo, l’uomo, cinto pure di fumo e di chiasso, sale, e tutta la sua vanagloria, tutti i suoi sogni si sciolgono, come la neve della valanga ai piedi del monte.

Questo paragone filosofico, ispiratomi dalla montagna, mi fa sorridere.

Cessato l’ultimo boato e dissipato l’ultimo fumo, guardo a destra della vedretta il ghiacciaio: esso occupa quasi tutto il versante, tranne qualche dosso più irto degli altri, che appare roccioso e del color della ruggine in mezzo alla neve.

Si chiama Ghiacciaio di Felleria ed è diviso in tre parti: due nel piano inferiore, per chiamarlo così, proprio in faccia a me, l’altro nel piano superiore: però, in tutti i seni della montagna, nei crepacci, la neve ivi annidata, è diventata ghiaccio; e, dalla vetta fino giù dove può giungere l’occhio, si vedono delle macchie, delle striscie biancastre, alle quali il sole non dona nessuna luminosità; sono fredde come tutta la montagna che mi circonda.

Il ghiacciaio inferiore, diviso in due dal sentiero sabbioso percorso e formato dalle valanghe, è fatto a scaglioni, ed ogni gradino è tutto a fenditure verticali; fra l’una e l’altra c’è un culmine, così che nel complesso sembra di