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Pagina:In Valmalenco - Noli Giuseppe, 1907.djvu/292


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la strada segnata coi dischi rossastri fino alla Capanna di Cornarossa.”

Questo il brioso canonico dice passando dalla posa dittatoriale a quella untuosa e tabaccosa del quaresimalista.

Noi godiamo la mimica e la parola comicissima, finchè lo Spini, riuscito ad imporre a sè ed a noi la serietà necessaria al racconto, prosegue semplice, così:

“Io cercherò d’essere breve e preciso, limitandomi quasi a dire il solo itinerario seguito, i commenti li faremo poi con l’aiuto di Schenatti: egli, che ha fatto, cento volte, proprio cento contate, la salita del Disgrazia ed è chiamato il re del Pizzo, ha il diritto e il dovere di dire una parola su di esso, più che non lo abbia io che, bene o male, l’ho toccato una volta.”

“Ah bene o male! incominciano le confessioni,” dice il farmacista, mentre lo Schenatti brontola qualcosa sputando.

“Via, per ischerzo,” continua il canonico, “si può atteggiarsi ad eroi, ma quando si vuol dire la verità, allora.... si è quello che si è; ed io già non sono mai stato un grande alpinista.”

“Lo sapevamo,” gridano insieme un fabbricere ed il Sass ammiccando.

“Viva la verità!” esclama il prevosto di Chiesa intanto che il curato di Caspoggio canta non so che pezzo di non so che opera, in cui e’ entra un — sii sincero, sii sincer, come il vino, come il vin! —

L’ultima, dirò così, modulazione è seguita da