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Pagina:In Valmalenco - Noli Giuseppe, 1907.djvu/28


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spalle dell’amico due coperte con le munizioni da bocca, armato io di un alpenstok e di una minuscola botticella ripiena di vino, s’usciva dalla casa del curato avviandoci verso la frazione di Tornadri.

Il cielo era di una purezza diafana, colorata sottilmente d’azzurro; verso oriente però una lunga striscia di bianco ne rompeva il cobalto; le montagne, sotto quella tinta fredda e chiara, acquistavano un colore più oscuro e spiccavano nerastre ai due lati della strada e nel fondo.

Noi battevamo un passo discreto e, tratto tratto, io, poco abituato alla brezza del mattino, m’accomodavo l’alpenstok sotto l’ascella e mi nascondevo la mano nella tasca per riscaldarla; dinanzi a me, a passi lunghi e calmi, procedeva il pittore somigliante per l’abito ad una guida francese.

Berretto bleu alla Van-Dick dal quale uscivano dei gran ciuffi di capelli castani, spalle quadre coperte da una giacca di fustagno, in origine gialla, che gli cascava giù a sacco; calzoni del medesimo colore, ampi alla coscia e stretti stretti al piede, scarpe da montanaro: nell’insieme una figura alta e ben fatta, alla quale avevano dato un’impronta speciale di robustezza la fatica, la montagna, il sole.

Si camminava in silenzio, le labbra strette, il respiro faticoso, perchè dopo Tornadri la strada monta per un buon tratto sul fianco della montagna.

S’arriva così alla salita della Lua, ripida, sassosa, tutta andirivieni fino alla cima: bisogna