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raccolti d’uva e che produce i tipi più costanti e più fini del rosso e giocondo liquore: essa è che provvede poi quasi tutta la valle e che fornisce ai principali alberghi della Svizzera quei vini che poi là si pagano quattro o cinque lire la bottiglia.

Grazie alla cortesia del canonico Spini — gentilissima persona che ebbi la fortuna di conoscere qui — potei visitare in uno di questi giorni la cooperativa enologica, ed ammirarne la vasta cantina, capace di ben 20000 ettolitri, Divisa in due piani sovrapposti, questa cantina è davvero una delle più interessanti che io abbia mai visto; è vero che io non sono un enologo nè.... un frequentatore assiduo di cantine, e che quindi la mia pratica in proposito è assai limitata: ma credo che, per modernità di sistemi, per praticità e comodità di mezzi, poche cantine sieno superiori a quella della Enologica di Sondrio.

La cosa più interessante e che il cantiniere fa notare con maggior compiacenza ai visitatori è una vasta botte murata, rivestita all’interno di cristallo: essa conserva inalterato il vino per lunghissimo tempo, ed è, a quanto assicurava la nostra competentissima guida, una maraviglia del genere. Ci furono mostrate altre vastissime botti, intitolate a Bacco ed a Noè (perchè anche le botti hanno il loro nome) ma il clou di quella nostra breve visita fu costituito — occorre dirlo? — dall’assaggio che la guida volle assolutamente facessimo dei vari tipi di vino valtellinese. Chi ha pagato quattro lire una piccola bottiglia di vin d’Inferno su all’Ospizio della Bernina, vede con gioia grande spillare dalla botte il simpatico liquore che ha il color del rubino e la trasparenza dell’ambra, e si appressa a berlo sicuro della sua genuinità, lieto di pagarlo poco più di un quarto di quello che non gli sia costato di là della fron-