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Pagina:In Valmalenco - Noli Giuseppe, 1907.djvu/22


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Questa, a grandi e vaghe linee, la limitazione della valle che mi ospita e dalla quale ricevo un’infinità di sensazioni nuove; sono sperduto nel verde, godo d’arrampicarmi sui picchi come un camoscio, non mi sazio di ammirare le bellezze che mi si svelano dinnanzi, siano esse orride od incantevoli, ed ora mi fermo davanti un macigno, precipitato giù dalla montagna, che, mosso da una forza iniziale formidabile, saltò il Lanterna in tutta la sua larghezza e venne a sprofondar fra le zolle; un’altra volta osservo col binoccolo una baita lontana, pensando alla vita del pastori, lassù, frammezzo a ghiacci e pericoli, oppure m’interesso delle cave d’ardesia o d’amianto, dove lavorano affaccendati minatori gagliardi; o, per ultimo, come stamane, mi faccio narrare le peripezie di due pittori, miei carissimi amici, trovati proprio in Valmalenco a rendere sulle tele le superbe maestà di queste vette e l’oscura nebulosa profondità degli anfratti.

Così godo la vita!

Cantano un inno maraviglioso ad essa il largo stormeggiare dei boschi, il rotto irrompere del Lanterna, il cinguettio col volo delle rondini nell’azzurro, il rincorrersi quasi dei tocchi maestosi o tinnuli delle campane, il rombar delle mine ripercosso dalle montagne; qua poi circondano la vita di una poesia ideale il profumo dei larici e dei pini, l’odore acuto dei papaveri e le rose in fiore e il verde con tutte le sue gradazioni.