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Pagina:In Valmalenco - Noli Giuseppe, 1907.djvu/191


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Raggiungiamo, faticosamente, una delle vette basse del Pizzo d’Argento e rimaniamo in contemplazione.

Danna parte i grandi ghiacciai dello Scerscen, dall’altra le nevi immacolate e luminose di Felleria.

Tutte le vette aghiformi che s’avventano contro l’azzurro del cielo, cocuzzoli innominati, spade di perla che fendono lo spazio e l’anima e danno ali possenti alla fantasia; la Sella, il Pizzo, Caspoggio, che strapiombano sullo Scer scen, il canalone ghiacciato del Rosegg, Crest’Atguzza, e specialmente le grandi pianure ad immense onde materiate di ghiaccio, tutte faccettate di brillanti, quasi per magica cristallizzazione, mi trasformano; empiti di sentimenti nuovi non mai provati, indicibili, m’agitano: la montagna alta ha trovato un adoratore nuovo, un islámita, mi ha conquistato e per sempre.

È cosi, o montagna!

Ora la mia piccola anima, libera da indecisioni nostalgiche e da terrori, è capace d’abbracciare le tanto diverse bellezze che ti formano, essa che ha retto il mio corpo, fra disagi e pericoli, ti soggioga a sua volta, ti supera; è una vicendevole conquista; io sono per te, ma tu così grande, così bella, tu sei mia, mia!


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