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Pagina:In Valmalenco - Noli Giuseppe, 1907.djvu/155


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fumare, la signorina, dopo aver accettata una sigaretta che le offersi, incominciò a narrarmi, con la sua parola simpatica e disinvolta, il perchè ed il come era sorta nel 1904 l’ala principale dell’albergo, ampliata nel 1905, ultimata nel 1906 e continuò, lanciando fiocchetti di fumo dalle labbra e una striscia azzurra dal nasetto impertinente, descrivendomi, con rapidi cenni, alcuni degli azionisti dell’albergo.

Il commendatore Ercole Gnecchi, alto, snello, bruno, con la mezza barba divisa alla russa, con gli occhi mobili, vivi, che dicono: — Su, facciamo! — l’altro il... il...: “peccato mi sfugga il nome... quel piccino, tondo! E l’ingegner Vitali lo conosci? E il cavalier Cornelio? ma sì che lo conosci! Grassoccio, pizzo alla Cairoli, aria da papà....”

“.... Forse quello che ha dedicato un capitolo a Valmalenco nel suo librone — Connubio d’anime? —” domando risovvenendomi.

“Appunto, l’autore del messale, come dice lui.”

La sfilata degli azionisti continua mentre saliamo per l’ampia scala, e si tramuta nella descrizione comica dei tipi che frequentano l’albergo, quando passiamo in rivista il primo ed il secondo piano.

“Non hai mai veduto Isidoro C.? quell’arpione vestito d’alpinista?!”

“No!”

“Ah! se lo vedessi! è proprio un canchero; ieri però, sembrava un pallone. Per andare al laghetto d’Entova, ci si va con la cavalcatura,