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Pagina:In Valmalenco - Noli Giuseppe, 1907.djvu/149


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plimentosa; mentre la voce garrula diceva trillando, veloce:

“Ma bene, benissimo! io sono dunque una naiade, una chárite, una pò... pò...; ripeti perchè quel termine si può confondere con ippopotamo.”

“No, no, potaméiade!”

“Sì, accettiamo la stranissima terminazione; ma tu, di grazia, se io mi trasformassi per davvero” e diede molta importanza e caricatura alla frase “nelle mitologiche parvenze accennate, tu, che cosa diventeresti?”

“Io?”

“Sì.”

“Io diventerei l’eterno Pan germinale.”

“Piacere. Ma che cosa fa questo Pan?”

“Suona!”

Ninì fece una smorfietta deliziosa, minacciò con il suo ventaglio e proseguì:

“Che cosa?”

“Un leuto, un flauto, uno zufolo di tre buchi insomma...”.

“Già, già, un piffero,” proruppe la demonietta pigliandomi per un braccio e trascinandomi verso i Giumellini, “un piffero. Dio, Dio, che effetto faresti con un piffero in bocca; altro che Pan e le po... po...” bisticciò per trovar la parola: non riuscendole, fece spalluccie e disse:

“Vieni dunque?...”

“Dove?”

“A veder l’anima della valle!”

E corremmo giù per il bosco, ridendo allegramente e folleggiando come due bambini.