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Pagina:In Valmalenco - Noli Giuseppe, 1907.djvu/130


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la muoveva, facendo muovere il mulinetto e con esso il palo, sul principio del quale, proprio dinnanzi al lavoratore, c’era un cavo che combaciava perfettamente col cuneo, appiccicato sotto al laveggio.

Così laveggio, palo e molino formavano una cosa sola, che girava vorticosamente sopra se stessa, quando l’acqua si precipitava fra le piccole ramole; e che rimaneva invece inerte, o cigolava in bilico, quando il lavoratore, cambiando la direzione della corrente, toglieva il moto al congegno.

Ma la frase: — cambiando la direzione della corrente — può aver spaventato qualcuno; mi affretto quindi a spiegarla ed a metterla in quella luce di semplicità che le conviene.

A portata della mano di chi lavora c’è un’asta lunga, che esce pure dalla parete a destra, un po’ più su del palo; vien detta la lata: fuori l’asta incontra ed incrocia il canale aereo passandogli sotto.

Quando il lavoratore abbassa l’estremità della lata che ha sotto mano, l’altra, esterna, s’eleva, sposta il canaletto e l’acqua passa al di sopra delle gualchiere senza toccarle; così il mulino si ferma: per rimetterlo in moto basterà levar la pressione, spingendo in senso inverso la lata, e allora il getto tornerà a balzar giù battendo nei vani del piccolo mulino, bianco, spruzzando, vaporizzandosi, recinto anche da un mutevole arcobaleno.

Compreso il meccanismo non c’è quasi più nulla