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Pagina:In Valmalenco - Noli Giuseppe, 1907.djvu/122


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volevo ridere della sorpresa dei villeggianti, maravigliare i montanari e, per di più, svegliarmi il giorno dopo per tempo, e portarmi a visitare le cave di serpentino usato per fare i laveggi.

Il sole discese e il crepuscolo invase, mano mano, la valle: dietro me, pallida ancora, apparve nel cielo la luna, ed io cercai di affrettare il passo, poichè certi stimoli al petto e certi brontolii di ventre erano prodromi avanzati di un appetito da lupo.

Avanti allora, o, per essere più precisi, indietro, passando sotto gallerie verdi, sotto archi di rame fruscianti, solo, confondendomi nel bianco della strada e sentendo pure, con la stanchezza, un sentimento nuovo in me, prodotto dalla solitudine, dal frascheggiare delle piante, dall’imponente maestà delle montagne, su cui la luna pioveva la sua luce tranquilla, e dall’irrompere dell’acqua fra i macigni del Mallero.

Il sudore mi aveva rammolliti gli abiti addosso, una sete insaziabile mi bruciava la gola, ma non cedevo; anzi, continuando la strada, mentre la luce lunare usciva dalla sua prima timidezza affermandosi in tutto il suo splendore e la montagne nereggiavano e il fiume urlava più forte ed io mi sentiva più solo, provavo anche nell’anima maggiore la sensazione di tanta bellezza di paese, di luce, di suono, e mi pareva di essere circondato e chiuso nell’inviluppo mistico d’un sogno.

Non credo che la stanchezza mi abbia dato le traveggole; cerco di rendere ciò che realmente