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Amalfitanos, ed in un’altra volta quadrigentos solidos Amalfitanos1. E questi stessi vengon rammentati nelle Consuetudini Amalfitane, sotto il titolo de dandis dotibus.

Da principio i soldi d’ oro si ragguagliavano a quattro tarì di Amalfi, come dinanzi ricordammo, e ciascuno di quelli equivaleva circa grana 48 (ossia lire 2,04); ma poi aumentatosi il valore di essi tarì, conseguentemente si accrebbe anche quello del soldo a grana 54 (lire 2,29) — Ecco adunque bene spiegato il valore del soldo e del tarì amalfitano, troppo tenebrosamente finora trattato — Né qui ci restiamo poi dall’osservare, che un notabile rovescio dovette patire la vecchia moneta d’oro a’ tempi di re Carlo I, e precisamente nel 1279, allorché questo sovrano ordinò a Guglielmo Brunello, quod emanare faciat bannum de mandato regio prohibendo omnem monetam auream, florenos, et duplas aureas, vel aliam cuiuscumque speciei, quae expendantur pro auro rupto, sed tantum expendantur caroleni, augustales, et tareni aurei boni et recti, quos de puro et electo auro cudi fecimus in siclis Nostris; et in qualibet Terra eligantur duo probi divites et sufficientes viri, qui observantiam dicti mandati Regij continue inquirant, et penas exigant, ac monetae interceptae mittantur ad Cameram Regiam castri Salvatoris ad mare de Neapoli quod dicitur Castrum ovi2.

  1. Chronic. Cassinens. lib. 3, cap. 57.
  2. R. Archiv. in an. 1279. Arca I, maz. 70, num. 1, 2. Precedentemente al suddetto editto, re Carlo avea dato commissione ad Angelo de Vito di Ra-