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novella scoperta dell’antichissimo e singolare tarèno o tarì d’argento di Amalfi, già sino ad ora, come dicemmo, affatto sconosciuto e lungamente sepolto nella notte de’ secoli; cosicché la cotanta sua rarità e tenebrìa dato aveva a sospettare a qualche antiquario intorno alla sua realtà. Ma al fine il rinvenimento di esso è giunto a stenebrare ogni dubbio nato dalla sconoscenza; ed ora può ognuno a prima giunta ben vederlo qui impresso nel frontispizio, ritratto a fac-simile, giusta il modulo originale. E perchè poi il leggitore possa averne opportuno schiarimento stimiamo discorrerla per sommi capi.

Il tarèno o tarì è forse la prima moneta che siesi coniata dopo la caduta dell’Impero Romano. Ad ogni modo è di sicuro ch’esso è l’antichissima moneta dell’illustre Repubblica amalfitana.

Dalla testimonianza d’infinite scritture del medio evo si ha, che i tarèni amalfitani eran di oro e di argento; ma i primi rimangono tuttavia irreperibili e sconosciuti da per ogni dove1 .

Intorno ad essi qualche cosa ne disse di passaggio

  1. Il Chiariss. archeologo Domenico Spinelli, principe di S. Giorgio, non ha guari defunto, e della cui amicizia tanto ci onoravamo, quanto pregiavamo la sua dottrina, non ebbe affatto conoscenza del tarì d’oro e d’argento di Amalfi, siccome scorgesi dalla laboriosa ed interessante sua opera sulle Monete cufiche battute da principi longobardi, normanni e svevi nel Regno delle Due Sicilie; in fol. — Napoli, stamperia dell’Iride, 1844.