Pagina:Iliade (Monti).djvu/637

304 iliade v.353

Doni al riscatto dell’ettórea testa,
Immensi doni; e sul pulito plaustro
Gl’imposero, e del plaustro al giogo addussero355
Senza ritardo due gagliarde mule,
De’ Misii illustre dono al re troiano.
Quindi allestiti presentaro al padre
Del regale suo cocchio i corridori,
Cui Príamo stesso governar solea360
Ne’ nitidi presepi: ed or gli accoppia
Ei medesmo alla biga il mesto veglio
Sotto i portici eccelsi, esso e il suo fido
Araldo, entrambi pensierosi e muti.
   Féssi allor la dolente Ecuba incontro365
Al re marito, nella man tenendo
Di soave licore un aureo nappo,
Onde ai numi libasse anzi il partire.
Stette avanti ai corsieri, e, Tien, gli disse,
Liba a Giove, e lo prega che ti voglia370
Dai nemici tornar salvo al tuo tetto,
Poichè, malgrado il mio dissenso, hai ferma
La tua partenza. Or tu la supplicante
Voce innalza all’idéo Giove nemboso,
Che d’alto guarda la cittade, e chiedi375
Che messaggier ti mandi alla diritta
Quel fortissimo suo veloce augello
Sovra tutti a lui caro, onde tal vista
Il tuo vïaggio affidi al campo acheo.
Se il Dio ricusa d’invïarti questo380
Suo propizio messaggio, io ti scongiuro
Di non rischiar tuoi passi a quelle navi,
E di dar bando al fier desío che porti.
   Facciasi, o donna, il tuo voler, rispose
Il nobile vegliardo: ai numi è buono385
Alzar le palme ed implorar mercede.