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v.388 libro decimoquinto 67

Grido sul volto degli Achei, gelossi
Ne’ lor petti l’ardire e la fortezza.
Qual di bovi un armento o un pieno ovile390
Incustodito, all’improvviso arrivo
Di due belve notturne si scompiglia;
Così gli Achivi costernârsi; e Apollo
Fra lor spargeva lo spavento, i Teucri
Esaltando ed Ettorre. Allor turbata395
L’ordinanza, seguía strage confusa.
Ettore Stichio uccide e Arcesilao,
Questi a’ Beozi capitano, e quegli
Un compagno fedel del generoso
Menestéo. Per le man poscia d’Enea400
Jaso cade e Medonte. Era Medonte
Del divino Oiléo bastardo figlio
E d’Aiace fratel: ma morto avendo
Un diletto german della matrigna
Erïopíde d’Oiléo mogliera,405
Dalla paterna terra allontanato
In Filace abitava. Attico duce
Era Jaso, e figliuol detto venía
Del Bucolide Sfelo. A Mecistéo
Polidamante nelle prime file410
Tolse la vita; ad Echïon Políte,
Ed Agenore a Clónio. A Dëijóco,
Tra quei di fronte in fuga volto, al tergo
Vibra Paride l’asta e lo trafigge.
Mentre l’armi rapían questi agli uccisi,415
Giù nell’irto di pali orrendo fosso
Precipitando i fuggitivi Achei
D’ogni parte correan, dalla crudele
Necessità sospinti, entro il riparo
Della muraglia: ed alto alle sue schiere420
Gridava Ettorre di lasciar le spoglie