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Ognuno tace ed ammira i capolavori del Bernini e del Canova nei sepolcrali marmi di Alessandro VII Chigi e di Clemente XIII Rezzonico, sculti in ginocchio, assorti in fervida orazione all’invisibil Nume. Eppure non ci è dato il conforto di conoscere l’effetto della pontificale preghiera.

Il Tenerani a questo bramato consolante fine c’innalza, improntando colla guida della eterna verità il suo monumento di due zone: nella bassa pone supplichevole il Gerarca tuttavia morituro: nell’alta ti apre la scena del Paradiso, a cui si unisce per fede la terra. Vedi un simile pensiero nella Trasfigurazione di Raffaele, il quale in una sezione montuosa delineò la splendida manifestazione del Taborre, di cui sono a parte i tre soli favoriti discepoli, ma non gli altri, che nell’ima valle si affaticano in pregare per liberare l’ossesso.

Dunque siano lodi al sapientissimo inventore, che ci mette sott’occhio il mondo visibile e l’invisibile annodati coi legami della fede e dell’orazione, alla quale fu promessa per divino oracolo efficacia ed impetramento di nobili e pii desideri; specialmente di colui che tiene le chiavi dell’empireo. E se mi domandi qual sia il soggetto principale del monumento, ne avrai in risposta, essere uno,