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Giacomo aveva gli occhi chiusi, con le palpebre quasi trasparenti e violacee; dalla bocca mezzo aperta, respirava affannando e interrompendosi quando il rantolo gli chiudeva la gola. Le narici doventavano sottili e ceree.

Allora, gli dettero un tubo di ossigeno. Remigio sorreggeva il cannello di gomma; da cui il gasse esciva con un sibilo sottile; e il morente protendeva le labbra, si scoteva e inghiottiva. Una volta sola, aprì la bocca: la lingua e il palato erano chiazzati di rosso scuro. Luigia disse:

— Ha arsione. Guarda che asciuttore!

Gli accostarono alla bocca un bicchiere, credendo che potesse bevere, ma gli rovesciarono l'acqua giù per la barba e la camicia. Remigio avvolse a un fuscello un poco di cotone idrofilo bagnato e glielo mise su la lingua. Il morente lo strinse; come per succhiarlo.

Poi il respiro doventò più grave e più rado, le mani gli si gonfiarono; si scosse, lamentandosi.

Mentre le donne piangevano, guardandosi l'una con l'altra, entrò Giulia: ma, fermatasi su la soglia e capito che non c'era più tempo, escì come il vento.

Remigio, andato dagli assalariati, che non conosceva nè meno, a dire che smettessero di caricare un carro di letame, perchè non