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Prima veniva la macchina verniciata di verde, con il fornello spento e il tubo ripiegato all’indietro; poi, la tribbiatrice, rossa e con le figure dei santi appiccate sopra le bocchette del grano: lasciava i solchi nella strada; i ferri e le tavole rimbalzavano alle scosse, facendo un fracasso che si sentiva a distanza. Il macchinista e il fuochista camminavano dietro; quasi lasciandosi tirare, con una mano attaccata a certi pezzi di catena.

Remigio, perchè non lo salutassero, entrò sotto la parata; e, il giorno dopo andò a farsi consigliare dal Neretti.

Quasi tutti, tra quelli che per solito stanno fermi alla Croce del Travaglio a parlare di mercature e di poderi, sapevano della mucchia bruciata; e gli domandarono se avesse scoperto perchè aveva preso fuoco, ben lontani dal supporre che per Remigio era una molestia umiliante. Infatti, per ognuno di loro, sarebbe stato tutto il contrario.

Trovò l’avvocato a ridere con Giangio, guardando una caricatura, Si provò a ridere anche lui, ma non gli riescì; e, allora, il Neretti lo guardò, chiedendogli:

— Ti è accaduto qualche altra cosa? Scommetto che ti hanno fatto un’altra causa. Dimmi subito la verità.

— No; ti devo confidare...

Il Neretti ghignò, ma bonariamente: