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da te, sola sola. Tu non mi chiuderai gli occhi...

Ella gli parlava della sua fine con un sorriso profondo, pieno di certezza rassegnata. Andrea le faceva balenare ancora un’illusion di speranza, le gettava nel cuore il seme d’un sogno, il seme d’una sofferenza futura!

― Io non ti lascerò morire. Tu sarai ancora mia, per lungo tempo. Il nostro amore avrà ancora giorni felici...

Egli le parlava d’un prossimo avvenire. ― Si sarebbe stabilito a Firenze; di là sarebbe andato spesso a Siena, sotto pretesto di studii; si sarebbe trattenuto a Siena mesi intieri, copiando qualche antica pittura, ricercando qualche antica cronaca. Il loro amore misterioso avrebbe avuto un nido nascosto, in una via deserta, o fuori delle mura, nella campagna, in una villa ornata di majoliche robbiesche, circondata d’un verziere. Ella avrebbe saputo trovare un’ora per lui. Qualche volta anche sarebbe venuta a Firenze per una settimana, per una gran settimana di felicità. Avrebbero portato il loro idillio su la collina di Fiesole, in un settembre mite come un aprile; e i cipressi di Montughi sarebbero stati clementi come i cipressi di Schifanoja.

― Fosse vero! Fosse vero! ― sospirava Maria.

― Non mi credi?

― Sì, ti credo; ma il cuore mi dice che tutte queste cose, troppo dolci, non esciranno dal sogno.

Ella voleva che Andrea la reggesse a lungo su le braccia; e rimaneva appoggiata contro il petto di lui, senza parlare, raccogliendosi tutta,