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con in mano il libro rosso del Baedeker; le pesanti vetture a due cavalli s’incrociavano, con un luccichio metallico nei guarnimenti di vecchia foggia; i fiorai sollevavano verso le straniere i canestri colmi, vociferando, a gara.

― Promettetemi ― disse Andrea a Donna Maria, ponendo il piede sul primo gradino ― promettetemi che non entrerete nella Villa Medici senza di me. Oggi, rinunziate; vi prego.

Ella pareva occupata da un pensiero triste. Disse:

― Rinunzierò.

― Grazie.

La scala d’innanzi a loro levavasi in trionfo, emanando dalla pietra riscaldata un tepore mitissimo; e la pietra aveva un colore d’antica argenteria, simile a quel delle fontane di Schifanoja. E Delfina precedeva correndo, col ramo fiorito, mentre nel vento della corsa qualche fragile foglia rosea s’involava come una farfalla.

Un acuto rammarico punse il cuore del giovine. Gli apparvero tutte le dolcezze d’una passeggiata sentimentale pei sentieri medìcei, sotto i bossoli muti, in quella prima ora del pomeriggio.

― Da chi andate? ― gli domandò Donna Maria, dopo un intervallo di silenzio.

― Dalla vecchia principessa Alberoni ― rispose Andrea. ― Tavola cattolica.

Mentì anche una volta, poichè un istinto l’avvertiva che forse il nome della Ferentino avrebbe suscitato in Donna Maria qualche sospetto.