Pagina:Il piacere.djvu/340


― 328 ―

d’Elena trovava l’artifizio, lo studio, l’abilità, la mirabile disinvoltura nell’eseguire un tema di fantasia, nel recitare una parte dramatica, nel combinare una scena straordinaria. Egli non lasciò intatto alcuno de’ più memorabili episodii: nè il primo incontro al pranzo di casa Ateleta, nè la vendita del cardinale Immenraet, nè il ballo del’Ambasciata di Francia, nè la dedizione improvvisa nella stanza rossa del palazzo Barberini, nè il congedo su la via Nomentana nel tramonto di marzo. Quel magico vino che prima lo aveva inebriato ora gli pareva una mistura perfida.

Ben però, in qualche punto, egli rimaneva perplesso, come se, penetrando nell’anima della donna, egli penetrasse nell’anima sua propria e ritrovasse la sua propria falsità nella falsità di lei; tanta era l’affinità delle due nature. E a poco a poco il disprezzo gli si mutò in una indulgenza ironica, poichè egli comprendeva. Comprendeva tutto ciò che ritrovava in sè medesimo.

Allora, con fredda chiarezza, definì il suo intendimento.

Tutte le particolarità del colloquio avvenuto nel giorno di San Silvestro, più d’una settimana innanzi, tutte gli tornarono alla memoria; ed egli si piacque a riconstruir la scena, con una specie di cinico sorriso interiore, senza più sdegno, senza concitazione alcuna, sorridendo di Elena, sorridendo di sè medesimo. ― Perchè ella era venuta? Era venuta perchè quel convegno inaspettato, con un antico amante, in un luogo noto, dopo due anni, le era parso strano, aveva tentato il suo spirito avido di commo-