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siero dell’altrui frode, offendere, sdegnare, disgustare come da una colpa imperdonabile, come da una mostruosità inescusabile, ed anche inesplicabile. Egli non giungeva infatti a spiegarsi come Elena avesse potuto commettere un tal delitto; e, pur non giungendovi, non le concedeva alcuna giustificazione, non accoglieva il dubbio che una qualche altra segreta cagione l’avesse spinta alla fuga subitanea. Egli non sapeva vedere che l’azione brutale, la bassezza, la volgarità: la volgarità, sopra tutto, cruda, aperta, odiosa, non attenuata da nessuna contingenza. Insomma, si trattava di questo: una passione, che pareva sincera ed era giurata altissima, inestinguibile, veniva ad essere interrotta da un affar di denaro, da una utilità materiale, da un negozio.

“Ingrato! Ingrato! Che sai tu di quel ch’è accaduto, di quel ch’io ho sofferto? Che sai?„ Le parole di Elena gli tornarono nella memoria, precise; tutte le parole di lei, dal principio alla fine del colloquio tenuto innanzi al caminetto, gli tornarono nella memoria: le parole di tenerezza, le offerte di fraternità, tutte quelle frasi sentimentali. Ed egli ripensò anche alla lacrima che le avea velato gli occhi, alle mutazioni del volto, al tremito, alla voce soffocata dell’addio quando egli le aveva posato su le ginocchia il fascio delle rose. ― Perchè mai aveva ella consentito a venir nella casa? Perchè aveva voluto recitar quella parte, provocar quella scena, ordire quel nuovo dramma o quella nuova comedia? Perchè?

Era giunto alla sommità della scala, nella