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Il laicismo, che aspira all’abbattimento pubblico della religione, fa guerra atroce al prete e lo vuole escluso da tutto.

I cattolici pertanto debbono volere l’opposto, mirare all’opposto. Devono proporsi non solo di mantenere nella pubblica cosa quel po’ di cristianesimo che ancora vi è, ma d’introdurvi di nuovo quel più di spirito cattolico, che vi manca e vi fu espulso. E per ciò valersi specialmente del prete. Non solo onorare il prete nel sacro ministero, ascoltarne le prediche e riceverne le benedizioni, ma rivendicare al Clero anche fuori di chiesa la legittima sua influenza sulla società, influenza che a questa, come vedemmo, reca vantaggi così insigni, da non potere essa altrimenti vivere e tanto meno prosperare.

So bene che i fautori del laicismo in udire ciò si sentono rivoltare l’animo, e per dissuadere gli stessi cattolici dal lasciarsi influenzare dal Clero si valgono delle solite accuse, che i preti vogliono ingerirsi in cose non di loro spettanza, perchè dominati, oltre dall’interesse, anche dall’ambizione. I preti sono invadenti, dicono, e vorrebbero comandare a tutti, rendere i popoli schiavi e via via.....



La pretesa ambizione dei preti.

Sulla pretesa ambizione dei preti di signoreggiare, giova trattenerci un istante, non per far mutare opinione ai laicisti, che sarebbe impossibile; ma per impedire, che i cattolici si lascino mistificare dalle astuzie e dai sofismi dei settari.

L’ambizione, o meglio l’impegno e la brama dei sacerdoti è, e debbe essere, di fare del bene; certo con prudenza, giusta l’opportunità, con mezzi non solo legali ed onesti, ma delicati e perfetta-