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tanto che si ritengano i preti per galantuomini, i quali operano con convinzione e sincerità. Ciò non si ammette dai pretesi liberali, venduti alle sêtte, che si ostinano di accusare il Clero di agire per secondi fini e per interessi meramente temporali. Ne accusano fino il Papa! Ma di questo nessuno più stupisce. Quali siano le teorie dei settari sulla moralità, tutti sanno; e sanno altresì come purtroppo le mettano in pratica! Parlano, sì, con enfasi, di popolo, di libertà, di progresso, di patriottismo, e di cento altre bellissime cose; ma per poco che si guardi addentro ai fatti ed alle imprese loro, vi si trova sempre tutt’altro. Non deve quindi far meraviglia che misurando ogni uomo alla propria stregua, anche nelle azioni più generose e belle suppongano sempre del marcio, di quel marcio onde il loro cuore ribocca. Che alcuno dal puro amore del bene possa essere indotto a vivere di sacrifizio non l’intendono e non l’ammettono: le dicono utopie. È quindi naturale tanto più che nel parlare dei preti e nel giudicare le loro opere, partano dalla supposizione che il Clero faccia tutto per interesse o per altre non più nobili passioni.

Dite ora voi, o figli miei, se in tale loro supposizione siavi qualche apparenza di verità?

Che anche i preti possano esser tentati d’avarizia e che alcuno fra essi possa cedere a questa tentazione, come a qualunque altra, niuno nega, ed, avvenendo, nulla di più deplorevole. Ma che ciò avvenga della generalità, mille volte no.

I preti interessati! — Ma anzitutto niuno oserà dire che l’interesse possa oggidì allettare chicchessia ad entrare nella via del Santuario. Belle risorse presenta ai suoi leviti la Chiesa spogliata ormai di tutto! E gli stipendi del Clero presso di noi sono