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— Questo, no! — scattò la Pescatore, balzando in piedi.

— Ma se scherza!... — osservò Romilda, con gli occhi bassi.

Io m’ero messo a ridere come dianzi.

— Vedi, Romilda? — le dissi. — Hanno paura che riprendiamo a fare all’amore... Sarebbe pur carina! No, no: non tormentiamo Pomino... Vuol dire che se lui non mi vuole più in casa, mi metterò a passeggiare giù per la strada, sotto le tue finestre. Va bene? E ti farò tante belle serenate.

Pomino, pallido, vibrante, passeggiava per la stanza, brontolando:

— Non è possibile... non è possibile...

A un certo punto s’arrestò e disse:

— Sta di fatto che lei... con te, qua, vivo, non sarà più mia moglie...

— E tu fa’ conto che io sia morto! — gli risposi tranquillamente.

Riprese a passeggiare:

— Questo conto non posso più farlo!

— E tu non lo fare. Ma, via, credi davvero — soggiunsi, — che vorrò darti fastidio, se Romilda non vuole? deve dirlo lei... Su, di’, Romilda, chi è più bello? io o lui?

— Ma io dico di fronte alla legge! di fronte alla legge! — gridò egli, arrestandosi di nuovo.

Romilda lo guardava, angustiata e sospesa.

— In questo caso, — gli feci osservare, — mi sembra che più di tutti, scusa, dovrei risentirmi io, che vedrò d’ora innanzi la mia bella quondam metà convivere maritalmente con te.

— Ma anche lei, — rimbeccò Pomino, — non essendo più mia moglie...

— Oh, insomma, — sbuffai, — volevo vendi-