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nuove insperate. 307

Un’altra comunicazione del Consultore di Antonio, l’ultima che occorra ricordare, era diretta a confermare la supposizione precedente. Antonio doveva essere processato, come uno degli autori della Società segreta dell’Unità Italiana. L’epoca del giudizio sarebbe dipesa dalla piega degli affari politici — dentro e fuori d’Italia.

Passò il tempo, e maturarono gli avvenimenti; — ma niuno di questi valse a migliorare la sorte dei prigionieri politici. La disfatta dei Piemontesi a Novara, la conquista della Sicilia per l’esercito napolitano; la ristaurazione di Pio IX nel dispotismo, ricondotto in Vaticano dalle bajonette francesi; l’occupazione delle Legazioni e della Toscana per gli Austriaci; e finalmente la caduta dell’eroica Venezia; sono i fatti più importanti nell’Iliade di mali nello spazio di pochi mesi accumulati sopra la sfortunata Penisola. La reazione si aggirava strisciando per tutto, fuor che in Piemonte. Questo Stato era invero una splendida eccezione. Quivi la lealtà e il buon senso del giovine Re, la lealtà e il buon senso del popolo, erano riusciti a mantenere la pubblica libertà e la privata sicurezza. A Napoli era il rovescio della medaglia. Quivi per il Governo era l’ora di raccoglier la messe di sangue seminata il 15 di maggio.


CAPITOLO XXV.

Væ victis.


La bella Partenope si specchia nella sua amabile baja pura come cristallo. Il sole innonda la città di torrenti di raggi, che portano luce e calore nei più remoti recessi; una folla di uomini corre su e giù per le soleggiate strade, e per le vie selciate di lava, affaccendati ne’ loro affari, e divertimenti, e piaceri. Ogni cosa è splendida, ognuno sorride come la libertà non fosse stata ferita a morte pur jeri — come il Parlamento costituzionale non fosse stato mandato a tener le sue sedute nelle prigioni di Stato — come in quel momento il procurator generale Angelillo non domandasse quarantadue teste.

Soltanto quarantadue per cominciare! il resto verrebbe in seguito. Le bilance della Temi napolitana non corron pe-