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— «E sir John?» domanda il Dottore.

— «Cercheremo indurlo a consentir di venire,» disse Lucy. Le trattazioni con sir John furono lunghe e difficili; durarono tutto il pranzo. Lucy fece uso di tutta la femminil politica per vincerla contro papà; e fu ammirabilmente secondata da quella birba del dottor Antonio, che di tratto in tratto tirava fuori cenni misteriosi intorno agli antenati della signora Eleonora; e parlava di trabocchetti e di casematte in quell’abitazione della Signora, rivestendola dell’incanto d’un castello. Attaccato così in tutti i suoi punti deboli, come poteva sir John non cedere? Lucy, per il rimanente della giornata, fu di umore amabilissimo e lietissimo. Le era venuta tanta fantasia della vecchia Signora, che non poteva parlar di altra cosa; e durante la tranquilla passeggiata fatta il dopo pranzo con suo padre e col dottor Antonio al cespuglio delle rose, Lucy insistette per sapere la storia della signora, che non fu lunga a raccontarsi. La signora Eleonora era una vedova, della cui numerosa famiglia sopravviveano soli due figli, ambedue esiliati politici. La signora avea lasciato Genova, ultimo domicilio della famiglia, e si era recata nei dintorni di Taggia, ove era situato il corpo più grande che le rimanesse di beni territoriali, e dove viveva ritiratissima. «È una breve storia,» concluse Antonio, «che potrebbe farsi agevolmente lunga e commovente, raccontando soltanto la centesima parte dei dolori, della fortezza e della carità che in lei si racchiude.» Quanto era calorosa adesso la simpatia di Lucy per l’ammirazione alla signora Eleonora professata dal dottor Antonio! E quale profonda compassione sentiva e per lei e per un’altra povera madre desolata, di cui l’unico figlio era anch’egli in esilio!


CAPITOLO XVII.

Al Teatro.


La mattina seguente, recatosi al Santuario, Antonio trovò Lucy occupatissima nel fare un bozzetto della casa della signora Eleonora, con la intenzione di presentarglielo alla prima occasione. Sino a quella mattina non aveva Lucy mai scoperto quanto paresse pittoresco il vecchio palazzo; e con quanta grazia le scure vôlte del portico dinanzi contrastassero colla spaziosa terrazza scoperta, tutta verdeg-