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speranza. 103

— «Sì, vi prego a farlo,» disse Lucy con riconoscenza, la quale si era accorta come vi fosse un certo riserbo ne’ modi de’ due signori, e accoglieva con gioja da parte del Dottore ogni ombra preliminare che li potesse condurre a più buon accordo. La Hutchins fu mandata, secondo il solito, a vedere ove fosse sir John; e Antonio licenziandosi da Lucy, seguì questa Iride sino alla presenza del Giove Britannico.

Non avendo intenzione di attribuire al nostro eroe maggior generosità di quella che avesse nel suo naturale, diremo senz’altro, che l’esibizione fatta a miss Davenne non era già un segno di crescente cortesia, ma sì semplicemente un tratto di politica. Antonio aveva un piccol disegno da proporre a sir John, del quale preferiva miss Davenne non sapesse nulla per adesso. Essendo ormai difficile veder sir John senza saputa di lei, era lieto di avere siffatto specioso pretesto per un abboccamento a quattr’occhi con quel collo duro e quelle spalle dure e quelle più dure maniere del padre della sua malata.

Fin dalla memorabile visita del dottor Yorke, e della decisiva vittoria di Antonio, sir John, per una delle più strane fra le strane illusioni ottiche della mente, aveva riguardato l’Italiano come l’autore di tutti i suoi guai. Sir John non era ben sicuro che Antonio, col suo insignificante dialogo con Prospero sulla strada, fosse stato la causa prima del ribaltare della carrozza; ma che l’Italiano avesse in un modo o in un altro condotto le cose allo spiacevole stato nel quale si trovavano, era ciò di cui sir John non aveva il menomo dubbio; e il suo risentimento era proporzionato al danno soffertone. Ora, dei signori bene educati, hanno, come ognun sa, mille modi ingegnosi loro proprii, di farvi perfettamente capire che vorrebbero mandarvi al diavolo; senza allontanarsi nemmen di un’oncia dalla più stretta proprietà di modi e di parole. E questo erede di una genealogia lunga un miglio, questa quintessenza di spirito aristocratico non difettava del talento di rendersi pulitamente spiacevole a sua voglia. Cotesto è un ramo particolare di diplomazia molto studiato e praticato nelle conversazioni eleganti e nell’alta società. In questa scuola si acquista il complimentoso inchino, che vi mette a maggior distanza che non un telescopio in cui si guardi a rovescio; il blando sorriso che riesce così incantevolmente provocante; quel freddo spero che stiate bene, che suona come un memento mori: ed una varietà di altri simili modi da fare superlativamente fastidiosi, nella maniera la più prevenente; — i quali modi tutti, il nostro educato Inglese applicò con in-