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Il diavolo tentatore 115

pavano gl’incendii della libidine. Allora, privo d’ogni altro soccorso, mi gettavo ai piedi di Gesù, li bagnavo di lacrime, li tergevo co’ miei capelli, e la carne ribelle soggiogavo col digiuno di una intera settimana. Non arrossisco in confessare la mia miseria; anzi piango di più non essere qual fui. E mi sovviene che assai volte, gridando e pregando, vidi succedere al giorno la notte, e come non cessassi dal percuotermi il petto finchè, alla voce di Dio, non fosse in me tornata la calma.


Sono senza numero i santi a cui il diavolo apparve in figura di leggiadra fanciulla, o di nobil matrona pomposamente vestita, e non rarissimi quelli che non seppero vincere la terribile tentazione. Di solito la falsa e diabolica donna fingeva d’avere smarrita la via, d’essere stata soprappresa dal mal tempo o dalla notte, ovvero anche, come l’Abimelech del Boccaccio, d’avere abbandonato la casa e la famiglia per darsi al servizio di Dio, e con volto dimesso, con grande umiltà e onestà di parole, chiedeva al sant’uomo asilo e protezione. E se il sant’uomo,