Pagina:Il diavolo.djvu/102

94 Capitolo terzo


L’arcangelo vinse, come di ragione; ma anche il diavolo si fece onore. Nè il miracolo era, di solito tanto nell’opera compiuta, quanto nella misura del tempo accordatogli a compierla. Spesso una notte doveva bastare, e bastava nel fatto, se non c’entrava di mezzo l’inganno, un inganno, intendiamoci, fatto non da lui, ma a lui. Nello spazio di una notte, se, per esempio, trattavasi di una chiesa, il diavolo portava, di regioni talvolta lontanissime, i materiali tutti necessarii alla fabbrica, i gran quarti di granito, le lastre e i cubi dei marmi variopinti, magari le colonne enormi rubate a qualche antico tempio pagano, le roveri poderose, gli sperticati abeti, le ferramenta, e senza mai prender fiato tagliava, scalpellava, puliva, scortecciava, riquadrava, impostava, commetteva, dipingeva, scolpiva, tanto che, sopraggiunto il giorno, il primo raggio del sole accendeva in cima alle guglie le palle di bell’oro brunito, e faceva balenare i gran vetri dipinti dei finestroni. E non c’era pericolo che dopo un anno o due le mura si scrostassero, o venisse giù il soffitto.

Tutto ciò richiedeva non solamente ingegno