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IL CREPUSCOLO DEGLI IDOLI

in tali condizioni, in tale ambiente. La fatalità del suo essere non va separata dalla fatalità di tutto ciò che fu e di tutto ciò che sarà. L’uomo non è la conseguenza di una propria intenzione, di una volontà, di uno scopo; non si fa con lui un saggio per raggiungere un «ideale di umanità», un «ideale di felicità», oppure un «ideale di moralità», — è assurdo il voler far deviare il suo essere verso uno scopo qualunque. Noi abbiamo inventato l’idea di «scopo»: nella realtà lo «scopo» manca... Si è necessari, si è un frammento di destino, si fa parte del tutto, si è nel tutto, — no vi è niente che potrebbe giudicare, misurare, comparare, condannare la nostra esistenza, giacché ciò equivarrebbe giudicare, misurare, comparare e condannare tutto... Ma non esiste niente all’infuori del tutto! — Nessuno può più esser reso responsabile, le categorie dell’essere non possono più essere ricondotte ad una causa prima, il mondo non è più una unità, nè come mondo sensibile, nè come «spirito»: — ciò soltanto è la grande liberazione, — con ciò l’innocenza del divenire è ristabilita.... L’idea di «Dio» fu fino al presente la più grande obbiezione contro l’esistenza... Noi neghiamo Dio, noi neghiamo la responsabilità in Dio: con ciò solamente noi salviamo il mondo.





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