Pagina:Il crepuscolo degli idoli.djvu/167


FEDERICO NIETZSCHE

stinto più violento, la volontà di potenza, io lo vidi tremare dinanzi alla forza sfrenata di questo impulso, — vidi nascere tutte le loro istituzioni da misure di precauzione per garantirsi reciprocamente dalle materie esplosive ch’essi avevano in sè. L’enorme tensione interiore si scaricava allora in odî terribili ed implacabili al di fuori: le città si laceravano reciprocamente perchè i loro cittadini trovino individualmente il riposo. Si aveva bisogno di esser forti: il pericolo era sempre vicino, — guatava dovunque. I corpi superbi e molli, il realismo e l’immoralismo intrepidi che erano propri degli Elleni, venivano loro dalla necessità e non erano loro «naturali». Era una conseguenza e non qualcosa che venisse loro dall’origine. Le feste e le arti non servivano pure che a produrre un sentimento di superiorità, a mostrare la superiorità: sono questi dei mezzi di glorificatone di sè, od anche dei mezzi per far paura. Giudicare i Greci alla tedesca, servirsi della pesante onestà della scuola socratica per trovare una spiegazione della natura dei Greci!... Come se i filosofi non fossero stati i decadenti dell’ellenismo, il movimento di opposizione contro l’antico nobile gusto (— contro l’istinto agonale, contro la Polis, contro il valore della razza, contro l’autorità della tradizione). Le virtù socratiche furono predicate perchè i Greci le avevano perdute: irritabili, timorosi, incostanti, tutti commedianti, essi avevano anche troppo bisogno di lasciarsi predicare la morale. Non perchè questo avesse potuto servire a qualcosa: ma le grandi parole e le attitudini stanno così bene ai decadenti...

168 —