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provvedere alla corporale salute, nè il miglior modo (salvo errore) di tesoreggiar per l’eterna, quello ammassare il minuto popolo nella chiesa di Barberino nelle ore mattutine, e il trascinarlo poi dietro a processione, assoggettando cosi i corpi a respirare aria corrotta, e a trapassare più volte d’una ad altra temperatura. Ed a ciò pure fu rimediato. Ma quello, che ne’ morbi popolari appare ed è veramente provvedimento massimo, è un ricovero aperto a’ malati poveri, che sono appunto i più estesamente e intensamente colpiti; provvedimento che domandai d’urgenza al Regio Delegato e ai Gonfaloniere, convenuti la mattina del 15 in Barberino. Senza entrare in particolari, de’molti. locali visitati a bella posta uno solo parve riunire sopra gli altri le buone condizioni igieniche, e l’autorità politica e municipale convennero in uno stesso sentire: tale era la villa Guadagni, cosi detta della Torre, situata un miglio circa a mezzogiorno di Barberino. Bella magnifica solitaria s’inalza la villa della Torre sul dorso d’agevole e amena collina, ricinta alle falde da’torrenti Lora e Stura: certo nè più tranquillo arridente ed appartato riposo alla languente umanità sarebbesi potuto trovare! Era una tepida e serena giornata, quando ci recammo a visitarla; l’aria e la luce inondava a torrenti per le ampie aperture, e si diffondea per gli anditi e le sale spaziose: il sole, sarebbe arrivato co’ suoi raggi fino sul letticciuolo del povero choleroso, a attepidirne le membra, e confortar l’anima del desiderio e della speranza di vita. Noi facevamo i nostri conti a fidanza su quella villa, perchè sendo da molto tempo disabitata, spoglia d’ogni mobilia, non ad altro serbata che a far