Pagina:Il cholera in Barberino di Mugello - Carlo Livi, 1855.djvu/31


— 27 —

1854 al tre Gennajo 1855, se si voglia prendere per termine l’ultimo caso, o sino al sedici dello stesso mese, se si consideri la chiusura del Lazzeretto. Spaziò pel borgo di Barberino, ed arrivò d’un salto fino alla vetta di Cirignano, donde ridiscese a Barberino, trattenendosi a gavazzare quà e là per la strada di Mangona, senza mai deviare a dritta o a sinistra. Colpì 45 persone, di cui 25 uomini e il resto donne, attinenti tutti, tranne forse tre o quattro alla classe povera e bracciante; a quelle classi appunto, ove le cure igieniche tra per impotenza o maluso non sono osservate: colpì sul principio non sparsamente, ma a mucchi, dove facili perciò furono i contatti, e dove l’accumulo d’immondizie, l’ammassamento di persone, la miseria e tuttociò che questa ha seco d’infesto all’umana salute, era di richiamo e pascolo al male. Tenne andamento irregolare, poiché eruppe violentissimo, e continuò poi, non scendendo per gradi a mitezza, ma con vicenda varia di benignità e di virulenza. Micidialissimo mostrossi nella prima metà, nella quale neppure un settimo de’ malati fu salvo: il che devesi non solo alla violenza del male, maggiore sovente ne’ primi casi, ma anche allo spavento e alla costernazione grande, allo sfiduciamento degli infermi, e alla trascuranza d’ogni igienico provvedimento. Già accennava, come in que’ primi giorni di spavento e di desolazione, la umanità fosse costretta a velarsi la faccia, e come l’autorità municipale mal provvedesse a ciò che consiglia la comune salute, cosicché dovere del medico non era solo curare gl’infermi, ma conveniva rifarsi, per quanto era dato, dalla cura morale ed igienica di tutto il paese.