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almeno, ogni discreto vorrà fare buon viso. Chi si avvisasse, che alla fine de’ conti ognuna delle due parti potrebbe aver ragione; e che poste giù le animosità e le controversie,

«Venti contrarii alla vita serena

delle scienze, si dessero la mano per istringersi nella piena e sincera disamina de’ fatti, questi desidererebbe forse una fratellanza meno utile alla scienza e alla umanità? Io non lo credo; ora specialmente che il consenso delle menti pare si appresti a proclamarla; e fo voti che il presentimento diventi presto una realtà. Ora torniamo al fatto.

Il 9 Decembre 1854, alle ore dieci antimeridiane in un casamento situato a mezzo del borgo di Barberino, un tal Massimiliano Agresti d’anni 26, maniscalco e raccoglitore di legna, dopo aver faticato e bevuta molta acquavite, cade in lipotimia, e quindi è preso da fenomeni cholerici5. Nello stesso casamento verso le 5 pomeridiane dello stesso giorno, una certa Ajazzi Filomena trecciajuola d’anni 25, nel preparare da cena, vede repentinamente de’ fantasmi, e spaurita getta degli urli. Portata in letto, le si presentano i sintomi del cholera, ma d’una gravezza maggiore che nell’Agresti. Di questa donna si tiene per certo, esser tornata di pochi dì da Pistoja, ove una sorella morì di cholera, della quale prese e vesti gli abiti. La relazione si limita a dire, che l’Ajazzi avea più volle confabulato coll’Agresti. Era la mezzanotte di quel giorno infausto per Barberino, e nella stessa sventurata abitazione un Vignolini Domenico boscajuolo viene assalito, ma più fieramente che gli altri due, da cholera. Nel giorno, dice la