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DEL CAVALLARIZZO

spalleggi, ne vadi poggiato più su una staffa che su l’altra, è ben vero che non mi dispiace se posta la lancia in resta, la qual resta vorrei che sempre peccasse in essere più bassa un dito che più alta con la punt’alta della lancia di subito vicino all’aversario si calerà, mirando bene di rompercela in testa. Et in questo il Signor Sforza Palavicino, il cavallier Posterla, & il Vistarino, col Signor Giovan Francesco Sanseverini, & anco il mio capitano Paolo Tagliaferri, sono stati & sono eccellentissimi a’ di nostri, & meritano essere immitati da ciascuno. Il giuoco dei caroselli & canne devria essere rubbato a’ Spagnoli, li quali lo fanno con tutta quella gratia & leggiadria che si richiede. Ne in questo dirò altro se non che non mi piace quel far tanto il fiero in simili giuochi, con quel trare così adirato quando si seguita il fugitore. Del torneare me ne passo con questo dire, che il cavallier sia avertito di andar ad incontrar l’inimico non per volerlo uccidere, ma per voler far segnalate, et bene le sue botte. Et in questo i cavallieri Italiani sono eccellentissimi, per il cavalcar bene che fanno, tra le altre buone conditioni che hanno; si come nel giostrare i Francesi; per la loro vigorosità, & fortezza sono anc’essi singolarissimi. Non vi ho detto ne accade dirvi altro del romper lancie in terra, ò alla quintana, sapendosi che quando la correrete bene, & romperete all’incontro, la romperete ancora meglio, & più agevolmente in quest’altre guise; & massime in terra dove non va altro di più che havendo la lancia in resta la lasciate calare quasi in un subito con la punta in terra, là in quel luogo, dove havete disegnato di romperla; & unendo ben le forze insieme, tenendo la man ferma della lancia in petto la romperete, & se in questo spingerete alquanto la spalla stanca innanzi non vi sarà disdetto.

P.
Quest’altra cosa vogliam saper da voi Messer Claudio, & poi non più per hoggi, ma con patto però che promettiate di ritornar dimane à dar fine al vostro cavallarizzo, il quale se così lasciaste non mi pare che fosse di quella perfettione, che vo ve lo havete immaginato; mi promettete voi questo?
C.
Ancor che il cavallarizzo, che havemo per le mani, potesse stare con le parti, che gl’havemo date tra i più eccellenti nondimeno io v’imprometto, per finirla hoggi, di ritornar dimane à rispendervi à tutto, quello, che m’adimandarete; con conditione però, che non la vogliamo fare à tutto transito, come havemo fatto hoggi, che di già siamo sulle Ave Marie. Hor seguitate dunque nelle vostre dimande; & fate di gratia come dicono del resto tosto.
P.
Eccovi la conclusione, nella qual dico che concedutovi tutto quello che fin qua s’è detto, mi par mò di soverchio troppo che vogliate che per questo il cavallarizzo, & il Prencipe à chi egli servirà, siano beati; essendo vero come è verissimo che la Beatitudine consista in havere ciò che si desidera; & in mancare di tutto quello che non si vuole; cosa però al fermo per impossibile in questa vita mortale, piena di stenti, & di mille & infinite angoscie, & mancamanti; & per questo ben disse colui saviamente, che nessuno era