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LIBRO TERZO 118

conto di quel che havete detto; altrimente vi si opponerà di essere parlatore senza sale, & fondamento alcuno; & io per questo vi potrò dare giustamente la sententia contra, & sarà vostro danno.

C.
Io per me volentier fuggirei questo peso per ogni buon rispetto, & perciò anco m’ero ristretto nel dire come havete visto, & nel restringermi havevo prolungato il parlar mio piu di quello ch’io non havrei fatto, accioche per questo non mi haveste da molestar piu in cotal conto; ma hora ch’io vedo che non riesce come credev’io, per non haver contrario un giudice severo come voi siete, del quale non che io ma i Radamanti proprij, & i Minoi havrebbeno da temere, mi riddurrò al luogo, sì come havete detto; & aspetterò la tremenda vostra sententia.

Risesi a questo, & ridendo fu trascorso alquanto su tal ragionamento da i cavallieri, & Signori ch’erano presenti & fu concluso che il dì seguente si facesse ciò che dal Commendador era stato determinato. Et così nel giorno appresso ritrovandosi ciascuno nel luogo istesso fecemo il seguente Dialogo. Et ripigliando il ragionare del giorno andato il Commendador Prospero in questa guisa gli diede principio.


Dialogo Secondo; Prospero, & Claudio.


Pros.
Tutte le fiate che l’huomo comincia errare, & non se ne emendi, ancor che l’errore nel principio sia poco, nel fine si fa grande. Et però ben dicono questi dotti che cosa humana è il peccare, d’Angelo è emendarsi, & di demonio è il perseverare nell’errore, la qual perseveranza così fatta è quella che propriamente si può dire ostinatione, & è quella che veramente condanna l’huomo. Io conosco di haver errato nel principio non havendovi contradetto, ne fatto altre obiettioni dal principio del nostro ragionamento Messer Claudio, nelli due nostri libri superiori, che quelle poche ch’io feci; per i’che quanto più siano iti innanzi, & andaremo, tanto maggior s’è fatto, & si farebbe l’errore, se non lo emendassimo per sorte, con quello hysteron proteron che diceste voi; & io dico col ritornare in dietro, à guisa di quelli che per voler ire à Milano pigliano la via di Napoli, li quali se non ritorneranno subito indietro, ma camineranno così al contrario, sempre maggior si farà l’error del loro viaggio. Et anco ch’io potessi fare senza il ritorno, & far che l’andato sia perfetto, che non però è di molt’importanza, vò nondimeno, prima che piu oltr’io lo seguiti, ritornar da capo a dimandarvi, perche causa havete posto nel primo libro che’l Bucefalo cavallo d’Alessandro Magno fu compro sedici talenti, essendo non dimeno stato secondo Plutarco, compro tredici?
C.
A questo io vi rispondo, che bisogna leggere de gl’altri auttori ancora, & che se l’un vuol tredici, l’altro ne vol sedici, & però non essendo questo errore non accade ch’io me ne emendi.
P.
Hor ancora ch’io potrei dire che