Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/52

44 IL VENDEMMIATORE

CXXIII.


    Ogni umil donna si stimava Dea
Mettendo il piè Priapo entro ’l suo arbusto;
Ei, ben ch’uom grande, a sdegno non avea
980In ogni loco entrar, quantunque angusto:
Conoscendo il buom uom quanto mal fea
Lasciar le belle donne al miglior gusto,
Finchè lor uva in tutto non si colse
984Scostarsi dal lor sen giammai non volse.

CXXIV.


    Ma, poi che di partir tempo gli parve
Lasciò la terra, ove ’l suo nome accrebbe.
Donne, lungo mi fora a raccontarve
988Quanto la sua partita a tutti increbbe;
Pianse alle braccia lor quand’ egli sparve,
Sì, che ciascuna del suo pianto bebbe:
Vi fu donna che tanto se ne dolse
992Che con Priapo in bocca morir volse.

CXXV.


    Ne fu per divenir più d’una folle,
Quando sparir sel videro davanti.
Qual donna non restò bagnata e molle
996Il seno, e degli altrui e de’ suoi pianti?
Com’uom ch’a forza dal suo ben si tolle
Con le voci e con gl’occhi alfin tremanti
Dal grembo lor si svelse il bel Priapo,
1000Lagrimoso le guancie, e chino il capo.