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guadagno facendo a gran rischio mi metterei.

Valmi più l’aver conosciuto il mio signor Moro, e con esso lui la nobil presenza del signor Flaminio, e la piacevolezza del signor cavalier Ticinese, che non mi varrebbe la ricchezza che si può con infamia ritrarre dalla servitù cortigiana.

Emmi più gloria aver visto in Casale il signor Orlando dalla Valle, e il signor Francesco Scozia, lumi di cotesto senato, che non mi sarebbe stata se avessi visto il papa in pontificale. Ho più a caro d’averci conosciuta la dottrina e la bontà del signor Gioan Jacopo dal Pero, e del signor Lodovico dalla Torre, e averci guadagnata l’amistà del signor Gioan Guglielmo da Valpergo, del signor Annibale da Lazzarone, del signor Gioan Luigi Bazzano, e del signor Gioan Francesco Cardellone, che non avrei se d’altrettanti chierici l’avessi procacciata altrove.

Dove mi sarebbe a quest’ora amica la riverenza del signor Ploto? Ecco che me ne glorio, perchè sendo egli un archivo di Roma, anzi il supplemento delle sue croniche con l’avergli parlato arricchirò le mie istorie, ove non tacerò il gran miracolo della sua bontà Novarese, poichè invecchiata fra le corti, vi si sia mantenuta cotanto buona. Che più? Giovami più l’aver visto il Fossa piagnere sulla riva del Po per le leggiadrie d’una ninfa, che non m’avrebbe giovato se egli avesse visto me ridere sulla sponda del Tevere pel cantar di Pasquino, e mi risulta