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La tesi dell’Uomo politico. 75

Critone gli domanda se quest’arte poi l’abbiano trovata, e Socrate risponde (p. 291 E):

— “E dove trovarla, o benedetto? Eravamo anzi del tutto ridicoli, come i fanciulli che corron dietro alle allodole. Sempre credevamo, ciascuna che ci si presentava, di esser lì per prenderla, e sempre ci sfuggivano. Ma perchè te le avrei io a riferir tutte? Venuti finalmente all’arte regia, ed esaminandola, se mai fosse quella che ci dona e crea la felicità, cascammo qui come in un labirinto, e credendo di esserne già a capo, continuando a girare ci trovammo di nuovo come al principio della ricerca, e ci mancava ancora quel tanto che quando da principio l’avevamo iniziata.

Crit. — E come vi accadde ciò, o Socrate?

Socr. — Te lo dirò. Trovammo infatti che l’arte politica e la regia erano tutt’uno.

Crit. — E che allora?

Socr. — Che a quest’arte e l’arte militare e le altre dànno a governare le cose di cui esse sono produttrici, come a quella sola che sa servirsene. Chiaramente pertanto ci pareva esser questa quella che andavamo cercando, questa la cagione del prosperare cittadino, questa veramente, secondo il giambo di Eschilo1,

Sopra la poppa dello Stato assisa

governando ogni cosa e tutte le cose dominando, esser quella che le rende tutte utili„.

La discussione intorno alla scienza politica continua ancora: essa dev’essere utile; esser utile vuol dire produrre un bene; e il bene, s’era visto, non è altro che la scienza.

“Pertanto„, conchiude Socrate (p. 292 C), “gli altri effetti che si potrebbero dire pertinenti alla politica, — e questi potrebbero esser molti, come, per esempio, il fare i cittadini ricchi e liberi e concordi, — tutti questi s’è visto esser nè buoni nè cattivi, e che bisognava



  1. Sept. adv. Th. vv. 1-4.