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Il Sofista. 135

rispetto le tiene tutte nel medesimo conto1, e nell’avvicinarle tra loro non istima una punto più ridicola d’un’altra, nè reputa più contegnoso, ma d’ordinario più pretenzioso, colui che spiega l’arte della caccia sull’esempio della strategia, di colui che su quello dello spidocchiare2. E così anche ora, ciò che domandavi, con che nome chiameremo quelle attività tutte che hanno per ufficio di purgare il corpo, sia esso animato sia no, non farà differenza per esso <metodo> qual sia ciò che paja più decoroso a pronunziarsi, purchè tenga separato dalle purgazioni dell’anima [C] e colleghi in un tutto tutto ciò che purga ogni altra cosa. Esso ha infatti già cominciato a distinguere intanto dalle altre la purificazione dello spirito, se però intendiamo che cosa il metodo vuole.

Teet. Ma sì, ho capito, ed ammetto che vi siano due specie di purgazione, e l’una di esse, concernente l’anima, separata da quella del corpo3.




  1. Che per la scienza non ci sia alcuna cosa da dover disprezzare era stato affermato anche in Parm. p. 130 E, e si ripeterà in Polit. p. 266 D. Che poi non si deva aver mai paura del ridicolo è ribadito in de Rep. V p. 452.
  2. Può darsi che di qui abbia avuto origine la favola che Platone sia morto di ftiriasi. La strategia è ragguagliata alla caccia in Euthyd. p. 290 C-D.
  3. Intanto il nome speciale che deve comprendere tutte le purgazioni del corpo non è stato pronunciato.