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Qualche ora dopo, verso le dieci, Jeanne stava leggendo il Figaro a Carlino sprofondato in una poltrona con le gambe avvolte in una coperta, e sulle ginocchia, strettavi a due mani, una gran tazza di latte. Jeanne leggeva talmente male, talmente noncurante di punti e di virgole, che suo fratello la interrompeva ogni momento, s’impazientiva. Leggeva da cinque minuti quando la cameriera venne ad avvertirla che c’era la signorina Noemi. Jeanne gettò il giornale, balzò in un lampo fuori della camera. Noemi raccontò frettolosamente, in piedi, premendole per l’ora tarda di ripartire, che mentre Giovanni e Maria stavano al Grand Hôtel, il professor Mayda, reduce da Napoli, era venuto a casa Selva, fuori di sè, a chiedere spiegazioni della scomparsa di Benedetto da casa sua; che allora ella gli aveva raccontato tutto; che Mayda era andato direttamente in via della Polveriera; che ci aveva trovato Maria, di Leynì, il senatore e il medico, il quale era di opinione che Benedetto si potesse trasportare; che fra il medico e Mayda vi era stato un diverbio a proposito di ciò e che Mayda lo aveva troncato dicendo: «ebbene, piuttosto di lasciarlo qui, me lo riporto via io.» Ed era ritornato più tardi con una carrozza piena di guanciali e di coperte, se