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lac d’amour 25

Noemi le strinse il braccio alla sua volta.

«Aspettiamo di essere a casa» diss’ella.

Carlino gridò:

«Fermatevi sotto gli alberi!»

Ma Jeanne si fermò subito, nell’affacciarsi a un improvviso largo, a piccoli alberi, a un gran fianco di cattedrale vetusta, battuto dalla luna. Si fermò e allungando il braccio che teneva sotto quello di Noemi, le afferrò la mano, le disse vibrando affannosamente:

«Noemi, dimmelo subito; hai raccontato qualche cosa a tua sorella?»

Carlino gridò che potevano fermarsi anche lì, ma che simulassero un discorso interessante.

Noemi rispose all’amica un così debole, così timido, che Jeanne capì tutto. Maria Selva credeva che il suo frate, questo don Clemente, fosse Piero Maironi.

«Oh, Signore!» esclamò stringendo forte forte la mano di Noemi. «Ma lo dice, lo dice, anche?

«Cosa?»

«Eh, cosa!»

Santo cielo, che ci voleva per farla parlar chiaro, questa creatura? Jeanne si sciolse da lei che subito, spaventata, le si riappiccò al braccio.

«Brave!» gridò Carlino. «Ma non troppo!»

«Perdonami!» supplicò Noemi. «È un dubbio, dopo tutto, è una congettura. Sì, lo dice.»