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nel turbine del mondo 319



II.


L’orologio di San Pietro suonò le otto. Benedetto lasciò un piccolo gruppo di persone allo sbocco della via di Porta Angelica, entrò solo nel colonnato del Bernini, si avviò lentamente verso il Portone di bronzo, sostò ad ascoltar il rumore delle fontane, a guardar i grappoli di fiamme dei quattro candelabri intorno all’obelisco, e tremolo, opaco sul volto della luna, il sommo getto della fontana di sinistra. Fra cinque, fra dieci minuti, forse fra un quarto d’ora egli si sarebbe trovato alla presenza del Papa. Il suo pensiero era fermo e vibrante in questo apice come nell’apice suo la saliente acqua viva della fontana. La piazza era vuota. Nessuno lo avrebbe visto entrare in Vaticano fuorchè la corona spettrale dei Santi, ritti là in faccia sopra il giro dell’altro colonnato. I Santi e le fontane gli dicevano insieme che a lui pareva di vivere un’ora solenne ma che questo atomo del tempo ed egli stesso ed il Pontefice passerebbero in breve, si perderebbero per sempre nel regno dell’oblio, continuando le fontane il loro monotono lamento e i Santi la loro tacita contemplazione. Egli sentiva invece che la parola della Verità è parola di vita eterna; e raccolto un’ultima