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274 capitolo sesto



Noemi a Jeanne (dal francese).


Subiaco, 8 luglio…

Ho fatto meglio. Mio cognato gli disse a memoria, in presenza mia, un passo latino che lo colpì, un passo su certi monaci del tempo antico, prima di Cristo. Egli pregò Giovanni di scriverglielo. Eravamo nell’uliveto sopra la villetta, seduti sull’erba. Io porsi prontamente a Giovanni una matita e il mezzo foglietto, presentandogliene il lato bianco. Egli scrisse e Maironi prese il mezzo biglietto, vi lesse il passo latino, se lo pose in tasca senza guardare l’altra facciata. È stato un vero tradimento e ho tradito per amor tuo. Dubiterai ancora di me?

Cosa ti potrei dire della sua malattia più che non ti abbia già detto? Per due settimane, circa, gli è stata addosso la febbre. Un giorno il medico diceva ch’era tifoide, un giorno diceva che non era. Cessò ma le forze non sono ancora interamente ritornate, la magrezza è grande, pare che qualche disordine interno persista, il medico è rigoroso riguardo alla qualità dei cibi, egli ha rinunciato al suo regime, prende carni e anche un po’ di vino. È venuto ieri da Roma a trovare Giovanni un suo amico, un professore famoso, il professore Mayda. Giovanni lo ha pregato di vedere