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il re del mare 307

Le navi nemiche accorrevano a tutto vapore, formando un ampio semicerchio, che doveva più tardi restringersi fino a rinchiudersi, per prendere in mezzo il Re del Mare e mandarlo rotto, fracassato, a picco col numero strabocchevole delle loro artiglierie.

Sandokan e Yanez, che nel supremo momento del pericolo avevano ritrovata la loro calma, impartivano gli ordini con voce tranquilla.

Quando videro che tutti gli uomini erano a posto di combattimento, andarono sulla passerella di comando.

Sull’albero militare di poppa avevano fatto innalzare la bandiera rossa con la testa di tigre nel mezzo.

Quattro fasci di luce, proiettati dai riflettori, si erano concentrati sul Re del Mare sempre immobile, illuminandolo come in pieno giorno.

— Sì, guardateci: siamo noi — disse Sandokan.

Quattro grosse navi a vapore, senza dubbio le più poderose della flotta degli alleati, si erano silenziosamente disposte in semicerchio intorno al Re del Mare, minacciandolo con le numerose artiglierie. Nessun colpo era però stato sparato.

Aspettavano l’alba per impegnare la lotta suprema o per intimare la resa, parola questa che non esisteva nella lingua del fiero pirata.

Darma si era accostata silenziosamente alla murata di poppa. Era pallidissima, ma tranquilla, come tutto l’equipaggio dell’incrociatore. Il suo sguardo vagava da una nave all’altra con viva insistenza. Che cosa cercava? Certo sir Moreland.

Una voce segreta le diceva che l’uomo amato doveva essere vicino, su una di quelle poderose corazzate che dovevano demolire il povero ed ormai impotente Re del Mare.

Intanto le navi alleate, che avevano spenti i riflettori elettrici, giravano lentamente intorno all’incrociatore, stringendo sempre più il cerchio. Sfilavano come fantasmi nella notte tenebrosissima e pareva che i loro fanali, come occhi ardenti, si fissassero sanguinosamente sulla loro vittima.

Non erano però ancora a portata utile delle grosse artiglierie. Sicuri ormai di tenere le Tigri di Mompracem, non si davano premura di stringersi troppo addosso ad esse.

Verso le due del mattino, Sandokan e Yanez, che non avevano mai lasciato il loro posto, furono veduti scendere lentamente dalla passerella, e dirigersi verso il centro della nave. Erano sempre freddi, impassibili.