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il re del mare 173

— Delle notizie?

— E gravi, sir Moreland.

— Siete il comandante della guarnigione di Kohong, voi?

— Sì, capitano.

— Non siete inglese, voi.

— No, uno spagnuolo da parecchi anni ai servigi del rajah di Sarawack.

— Che cosa avete da dirmi?

Yanez accennò Tremal-Naik e Darma che stavano immobili, in piedi, guardandolo con crescente stupore, senza però lasciarsi sfuggire un cenno qualsiasi che potesse allarmare il capitano.

— Avete ragione — disse sir Moreland, sorridendo. — Sono miei prigionieri.

Si volse verso Tremal-Naik e Darma e disse loro con perfetta cortesia:

— Permettete che mi assenti qualche minuto.

— To’, to’! — mormorò Yanez fra i denti. — Li tratta più da ospiti che come prigionieri. Che cosa vi può essere sotto?

«Ah, diavolo! — pensò il portoghese, corrugando lievemente la fronte. — Il sangue anglo-indiano s’intende forse? Sarebbe curioso!»

Il capitano aveva aperta una porta laterale ed introdusse Yanez in un elegante gabinetto ammobigliato all’indiana, con ricchi tappeti, mobili leggeri, divanetti di stoffa orientale trapuntati in oro e con grandi vasi di bronzo a rilievi, collocati negli angoli.

Una lampada a globo un po’ opaca ed azzurrognola spandeva una luce un po’ velata sui tappeti facendo scintillare i loro ricami d’argento.

— Nessuno potrà udirci, tenente — disse il capitano, dopo d’aver chiusa la porta a chiave e lasciata cadere una pesante tenda di broccato antico.

— Sapete, capitano, che le Tigri di Mompracem hanno dichiarato la guerra all’Inghilterra ed al rajah di Sarawack suo protetto? — disse Yanez.

— Ne sono stato informato fino da ieri da un corriere del rajah — rispose sir Moreland. — Ma quelli sono pazzi!

— Non forse quanto credete — rispose Yanez. — Ricordatevi che fu Sandokan a rovesciare James Brooke quand’era al colmo della sua potenza e che lo si credeva invincibile.