Pagina:Il Novellino di Masuccio Salernitano.djvu/71


— 9 —

rando de Aragona, tuo dignissimo avolo, il governo del regno di Castiglia con tranquilla protezione reggeva, fu in Salamanca, città antica e nobilissima del detto regno, un fra minore conventuale, nominato maestro Diego da Revaio; il quale essendo non meno sofficiente nella dottrina Tomista che nella loro Scotista, meritoe d’essere nel numero degli altri eletto ed ordinato con non piccolo salario a leggere nelle degne scole del famosissimo studio de detta città, e in quello con mirabile fama facea la sua scienza nota per tutto il regno, ed anche talvolta facea alcune più utili e necessarie che divote predichette. Ed essendo giovene, ed assai bello, e tutto leggiadro, e sottoposto alle amorose fiamme, accadde che un dì predicando gli venne veduta una giovenetta de maravigliosa bellezza, il cui nome fu Donna Caterina, moglie di uno dei principali cavalieri della città per nome detto Messer Roderico d’Angiaja: la quale dal maestro veduta, ed alla prima vista molto piaciutali, il signore Amore con le imagini de quella insieme gli donò l'amorosa percossa al suo già contaminato core. E dal pergolo disceso se n’andò in cella, e buttate da un canto tutte teologiche ragioni e sofìstici argomenti, tutto se diede a pensare alla piaciuta giovene. E come che lui conoscesse l'altezza della donna, e di cui era moglie, e che matta impresa prenderebbe, e molte volte a sé medesimo persuadesse di non intrare in quella trama, pur seco talvolta dicea: Amore ove vuole sue forze adoperare non cerca mai parità di sangue; che se ciò se richiedesse, li gran principi non cercherebbero ad ogni ora corseggiare a nostri liti. Dunque quel medesimo privilegio dee avere Amore a noi